E-commerce vs aziende italiane: riusciranno le PMI a sbarcare sul web?

È ormai un dato di fatto, le PMI sono il tessuto dell’economia italiana.

Ed è misurando il polso delle piccole e medie imprese che si può capire come stanno andando le cose nel nostro Paese.

Sebbene siano forti e in costante crescita nel mercato interno, il Made in Italy delle aziende a conduzione familiare sembra fermarsi ai confini dello stivale. Preziose in patria e sconosciute all’estero, nonostante le tendenze del mercato lo indichino chiaro e tondo: i prodotti italiani piacciono. Tra i soliti must di esportazione (abbigliamento, food e articoli di lusso) cominciano ad emergere nuove tendenze dove l’artigianato la fa da padrone.

L’Italia piace, ma è sempre più difficile trovarla. Persino in un’epoca in cui con pochi clic si arriva dall’altra parte del mondo, il Made in Italy delle piccole e medie imprese resta irraggiungibile. Solo una piccola percentuale delle 210.00 aziende esportatrici italiane utilizza l’e-commerce come canale di vendita. Tutto a vantaggio dei pochi che hanno capito l’importanza della presenza online e che registrano un aumento della produttività di oltre il 10%.

Persino Amazon viene snobbato dalle aziende italiane. La piattaforma di vendita più importante al mondo, conta soltanto 12000 rivenditori nostrani, il 20% in più rispetto al 2017, ma comunque ancora pochi rispetto alle richieste del mercato.

Le ragioni di tanta ritrosia nei confronti del web possono essere varie. Molte aziende temono che l’apertura di un e-commerce possa essere conflittuale con i canali di vendita offline, nessuno vuole chiudere un negozio. Altra difficoltà, riscontrata soprattutto dalle aziende che si occupano di B2B, è quella di dover trasformare il modello di business in un’ottica orientata alla vendita al dettaglio. C’è poi da considerare tutto l’aspetto strategico e tecnologico relativo alla comunicazione e al marketing, non sempre le aziende italiane hanno a disposizione le risorse necessarie.

Tutto questo emerge dalle statistiche, cresce il volume degli affari online, ma le PMI restano ai margini. Nel 2016 solo l’8% delle aziende italiane operava online, statistica molto inferiore alla media europea del 18%. Un po’ sintomo di una tendenza tutta nostrana al non fare acquisti online, un po’ vittima di una confusione generale nell’approccio all’internazionalizzazione.

La scelta di esportare o di proporsi a un mercato estero va fatta valutando strategicamente le risorse interne ed esterne dell’azienda e le effettive possibilità di successo.

L’apertura di un e-commerce è il punto di arrivo di una strategia di internazionalizzazione ben strutturata, non il punto di partenza.

Il viaggio al di là dei confini va ben pianificato con l’aiuto di tutte quelle figure professionali (esperti di diritto internazionale e traduttori) che possano garantire il successo dell’azienda.

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